hand made fashion revolution

In questo articolo ti illustrerò brevemente come nasce  la Fashion Revolution e quali sono gli ideali che persegue.

Consapevolezza nel vestire

Hai mai pensato a cosa si cela dietro il tuo maglione preferito? Quello che non toglieresti per niente al mondo e che ti avvolge in un morbido abbraccio?

Ogni oggetto ha la sua storia, attraversa luoghi e incontra anime. Spesso, però, alcuni oggetti sono il frutto di un lavoro di sfruttamento fisico ed economico.

Chi non ha mai comprato per un vezzo momentaneo, senza una reale necessità? La consapevolezza è un percorso graduale, che incontra ostacoli e tortuosità.

Oggi mi piacerebbe raccontarti la storia di un movimento rivoluzionario, che ha trasformato un evento tragico in un’occasione di confronto e di riflessione.

Ma procediamo per gradi, e capiamo insieme qual è la differenza tra moda etica e fast-fashion.

Fast-fashion, la moda dell’industria

È una tipica giornata no. Ti sei svegliat* con un forte mal di testa e ha piovuto tutta la mattina. A lavoro il tuo capo fa storie e non vedi l’ora di ritornare a casa. Tuttavia, non ti arrendi. Il pomeriggio potrà svoltarti la giornata se ti dedicherai a un’intensa sessione di shopping. Arrivat* al centro commerciale, portafogli in borsa e carta alla mano, sei pront* a rivoluzionare il tuo guardaroba. Ti lasci prendere la mano e compri più del dovuto.

Sembra una situazione vista e rivista, vissuta e rivissuta. Ma se, a un certo punto della storia,  il/la  nostr* protagonista si chiedesse per un istante quale sia il valore umano dei vestiti che sta per comprare?

Ecco allora la risposta al titolo di questo paragrafo. La moda, per essere etica e sostenibile, deve rispettare il valore umano e ambientale. Il fast-fashion è esattamente il contrario: costo abbordabile e manodopera sottopagata. I lavoratori delle grandi industrie del fast-fashion sono spesso sottoposti a un forte stress emotivo, costretti a orari di lavoro insostenibili e a condizioni degradanti.

La storia del Rana Plaza

Il Bangladesh è uno dei paesi più sfruttati dal mondo del fast-fashion, con le sue 5000 industrie tessili è secondo solo alla Cina.

A Savar, un distretto industriale di Dacca, la capitale, quella mattina del 24 aprile 2013 sembra prospettarsi simile alle altre, ma le cose non vanno come dovrebbero.

In un edificio fatiscente e  poco sicuro, sede di una nota azienda di fast fashion, perdono la vita 1127 operai, costretti a lavorare in condizioni disumane e per una paga quasi del tutto inesistente.

Da quel giorno il mondo decide di svegliarsi, di ribellarsi a questa realtà di sfruttamento.

Nasce il movimento Fashion Revolution, che invita tutti a rispondere alla domanda #whomademyclothes?

Che cos’è la Fashion Revolution?

La Fashion Revolution è un movimento di ribellione dal fast-fashion e di risveglio rispetto alla produzione seriale e a basso costo nell’industria tessile.

I capisaldi di questo movimento sono riassunti in questo decalogo:

  1. La moda non schiavizza.
  2. La moda solleva dalla povertà.
  3. La moda è espressione libera.
  4. La moda è creazione di un singolo, di una tradizione e di una cultura.
  5. La moda sostiene e incoraggia la diversità.
  6. La moda è ecosostenibile.
  7. La moda ricicla.
  8. La moda è chiarezza nei processi di creazione e di produzione.
  9. La moda misura il proprio successo con parametri umani più che economici.
  10. La moda celebra tutti i momenti e gli aspetti dell’esistenza.

Questi dieci punti, da me riassunti, sono contenuti nel manifesto di questo importante movimento globale.

Ogni volta che stai per comprare un vestito pensa all’importanza di questo gesto, per te e per gli altri.

Ognuno di noi puoi fare la sua parte.

Se hai voglia di approfondire questo argomento, segui questi semplici consigli che ti aiuteranno ad abbracciare concretamente la filosofia del vestire etico.